EMPTY

Ruoto lentamente la testa da destra a sinistra, gli occhi scattano panoramiche degne di occupare qualche decina di megabyte nella memoria della mia testa. È la tipica giornata che piace a me, una delle mie preferite: il cielo è nuvoloso e un vento leggero muove delicatamente i ciuffi d’erba. Mi trovo nel bel mezzo di un campo, ancora umido per la leggera pioggia di ieri sera, dietro di me c’è la strada, fortunatamente poco trafficata, davanti a me ci sono altrettanti campi interrotti sporadicamente dalle tipiche villette di campagna. Improvvisamente, un dubbio retorico bussa alla porta dei miei pensieri: cos’è la natura in sé, per un uomo qualsiasi, se non lo svuotarsi della presenza umana? In effetti, osservandola, riesco a colmare quel vuoto che spesso contraddistingue le mie giornate. Forse è come la regola matematica del “meno per meno uguale più”. Visualizzo il vuoto, razionalizzo un pensiero e una sensazione  di per sé indefinibili. Osservo il vuoto, mi trovo nel vuoto. Ci penso ancora un po’ finché un sorriso mi ricorda di sognare più in grande: è davvero questo il vuoto che vorrei, lo stesso che osservo ogni singolo giorno? Col caspita. Chiudo gli occhi e sono in Trentino, nel bel mezzo del “Giro dei cinque laghi”, in compagnia della gang di sbandati con la quale ho passato gli anni più belli della mia vita, almeno fino ad ora. Quattro amici in hangover, con il “sangue misto” che solo i veri intenditori colgono, sulle altissime cime delle Dolomiti, si scambiano sorrisi e leggerezze tipiche di chi sta vivendo un momento indimenticabile. Una settimana incredibile, un’amicizia così forte che resterà per sempre nel mio cuore. Vi penso piangendo, consapevole del fatto che non potevo fare altrimenti. Vi voglio un bene incredibile ma non posso più aspettare, non ho mai ascoltato davvero me stesso e adesso è arrivato il momento di farlo. Io non sono fatto per vivere una vita stabile, costante e ripetitiva. Io non riesco ad essere felice nella continuità delle esperienze vissute, non posso aspettare le due tipiche settimane estive per dedicare del tempo al viaggio, un’attività che contraddistingue la mia persona, la mia vita, la mia soggettività. Partirò, e lo farò a breve. Apro gli occhi, mi ritrovo sempre qua. Asciugo le lacrime pensando alle spiagge della Thailandia, nel giro di un anno voglio camminarci e conoscere a fondo la cultura asiatica, respirare i suoi profumi, sorridere e condividere emozioni di ogni tipo con persone che hanno sempre vissuto dall’altra parte del mondo rispetto a me. Non so cosa farò da grande, con chi lo farò e soprattutto dove, l’unica certezza è che non ho paura di conoscere l’ignoto, di buttarmi nel vuoto alla ricerca di nuove esperienze, di partire in direzione mondo alla ricerca di nuove avventure, persone e luoghi da scoprire. Non posso dirvi quello che avrò ma sono certo di ciò che non avrò mai: la paura dello sconosciuto.

Leave a Reply