MEDITAZIONE

Ero alla disperata ricerca di un argomento di cui scrivere. Non si trattava di una ricerca vera e propria bensì di una seria difficoltà di scelta tra le troppe possibilità. Ore 8:30 del mattino, un lunedì fresco di fine Aprile, il sole scalda timidamente nascosto dietro alle nuvole. I miei pensieri corrono all’impazzata e la scaletta giornaliera mi ricorda di scrivere almeno un testo. Due tazze di cheerios riposano nel mio stomaco che, iniziando l’attività di digestione, sancisce l’inizio ufficiale del nuovo giorno. In casa c’è un’aria piuttosto pesante, spalanco la finestra di camera e faccio qualche respiro profondo, il vento fresco tira sù il ciuffo e il morale; una risata dallo sfondo confuso mi suggerisce che l’unico modo per ordinare i pensieri è quello di uscire. Nel giro di 2 o 3 minuti la porta si chiude alle mie spalle, mi ritrovo sulla strada di sempre, circondato dal solito verde che puntualmente saluto con un sospiro. Quella che per molti sarebbe una semplice camminata mattutina, per me assume le sembianze di una vera e propria meditazione; da un po’ di tempo mi piace informarmi su questa pratica, a quanto pare sta entrando di prepotenza a far parte della vita di molte persone. Come al solito, io non riesco a fare ciò che tutti fanno senza aggiungervi un pizzico di diversità, voglio sentirmi parte del tutto senza rinunciare alla mia soggettività. C’ho provato, non lo metto in dubbio, ma meditare da fermo non fa per me; o meglio, riesco a farlo per 5-10 minuti ma non ottengo lo stesso risultato che otterrei camminando. Informandomi a dovere ho capito che gli scopi della meditazione sono principalmente due: ordinare i pensieri e rilassare mente e corpo, attraverso una respirazione profonda e rilassante. Ecco, mi sono piacevolmente sorpreso quando ho scoperto che posso raggiungere questi due obiettivi, e prolungarli nel tempo per almeno 30 minuti, facendo semplicemente una camminata. Decido di farlo anche stamattina, proprio per mettere in fila gli infiniti argomenti dei quali non vedo l’ora di scrivere. Chiudo gli occhi (rischiando ogni volta di finire nel campo che scende al lato della strada), gli argomenti si palesano sottoforma di parole singole, la mente le mette a fuoco per qualche secondo, per poi lasciarle scivolare all’orizzonte, dando vita ad una catena di pensieri piuttosto lunga. Una sorta di audizione nella quale il mio io recita la parte del giudice, alla ricerca del migliore tra i possibili talenti letterari (gli argomenti). A posteriori, mentre scrivo questo buffo testo dalla linea tematica tutt’altro che retta, vi dico che oggi l’audizione è stata vinta dalla camminata stessa. Volevo descrivere il processo stesso attraverso il quale scelgo l’argomento di cui scrivere, esplorando quella realtà che assume, a tutti gli effetti, una sfumatura decisamente metateatrale.

 

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