L’ATTESA DEL PASSAPORTO

Due settimane. Questo il tempo minimo necessario per ricevere un passaporto, almeno per quanto riguarda la mia città. Dieci giorni fa mi sono presentato in questura per fare la richiesta. Quella è stata una mattinata piuttosto movimentata, forse a causa dell’emozione per l’inizio di un percorso che mira dritto verso luoghi distanti o forse semplicemente per la mia straordinaria dote di arrivare in ritardo a qualsiasi appuntamento. Tra mille corse e mille pensieri, mi sono scordato gran parte della documentazione necessaria per richiedere il passaporto e così, correndo da una parte all’altra della città, tra uffici postali e tabacchini, ho sbattuto con violenza il fianco destro del mio addome contro lo sportello della toyota yaris, che si stava chiudendo a velocità estrema. Se ci ripenso, ancora percepisco quel dolore lancinante che mi ha letteralmente piegato in due. Comunque sia, l’attesa di questo documento per viaggiare è davvero estenuante. Soprattutto se ti ritrovi nella posizione di dover aspettare soltanto questo pezzo di carta per dare inizio alla tua nuova avventura. Il link della richiesta per ottenere il Working Holiday Visa Canadese è nella home del mio smartphone da almeno due settimane. Ogni tanto lo apro, come per ricordare a me stesso che prima o poi ce la farò, riuscirò ad ottenere quel visto e partirò verso nuove esperienze, nuovi sorrisi, nuovi luoghi fantastici da visitare, alla ricerca della libertà. Ciò che mi crea ansia, tuttavia, è il fatto di non conoscere i tempi necessari per ottenere il visto. Ho paura che, vista per altro la situazione epidemiologica attuale, ci siano da aspettare mesi e mesi prima di ottenere il permesso per entrare in quella bellissima nazione. Nel frattempo i giorni corrono veloci, il tempo mi sfugge come un topo dalla presa di un gatto che lo rincorre all’infinito, ogni tanto lo riacciuffo, lo tengo stretto cercando di sfruttarlo al meglio, poi allento per un attimo l’attenzione, mi lascio influenzare dalle circostanze e lui se ne va alla velocità della luce.

Non ne posso veramente più, sapete? Mi butto a capo fitto sulla scrittura nella speranza di ottenere un po’ di sollievo esistenziale e con l’auspicio che questi brevi sfoghi possano un giorno far sorridere qualcuno, consapevole del fatto che di persone come me ce ne sono a bizzeffe. Il punto è che tutte le esperienze e le conoscenze avute fino ad adesso mi farebbero pensare il contrario. Mi sento solo, isolato da un pensiero comune che giudica il diverso come sbagliato, un aspirante viaggiatore come un ragazzino privo di stabilità. Un’idea diffusa, questa, che tende ad uniformare gli individui sotto un’unica concezione di tranquillità esistenziale. Restano impressi nella mia mente tutti gli sguardi, i giudizi, i sorrisi denigranti degli amici e delle persone che ho sempre creduto importanti nella mia vita. Chiunque mi circondi non prende sul serio la mia volontà di partire alla ricerca della novità e della libertà. Nessuno crede possibile una vita da nomade digitale, nessuno crede “giusto” lasciare tutto e partire per una nuova avventura.

Sperimentare il godimento della felicità significa superare e lasciarsi alle spalle le paure comuni, sono in pochi a comprenderlo veramente, ahimè. Io non voglio stare fermo, non ce la faccio, non voglio rischiare di morire pensando di non aver fatto il possibile per raggiungere i miei sogni. Continuerò ad attendere con ansia questo pezzo di carta, nel frattempo penso a come sarà, è inevitabile, l’attesa del viaggio è la concitazione migliore che ci sia, voglio vivere per questa condizione, voglio ripeterla all’ infinito finché non avrò più la forza per farlo. Il tempo scorre ed io non voglio più osservarlo passivamente. Ogni singolo minuto che passa non tornerà e se questa consapevolezza ti disturba significa che non stai facendo abbastanza per godere a pieno della tua vita. Se passi le tue giornate sperando che finiscano, aspettando di uscire dal lavoro o di finire una lezione per svagarti, stai sperando che il tempo passi il più velocemente possibile e, per quanto mi riguarda, non è una condizione nella quale voglio vivere.

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