WANDERLUST

“Now and then when I see her face 
She takes me away to that special place
And if I stared too long
I’d probably break down and cry”

Probabilmente molti di voi avranno letto questi versi cantandoli, con la voce indimenticabile di Axl Rose in testa. Ho ascoltato questa canzone per la prima volta all’età di 12/13 anni, da quel momento in poi le mie membrane timpaniche, ciclicamente, necessitano di riascoltarla. All’inizio non capivo ovviamente nulla delle parole, mi facevo bastare quella melodia di chitarra, che puntualmente replicavo a gesti, immaginandomi uno dei chitarristi rock più famosi di tutti i tempi. Il punto è che un giorno improvvisarmi chitarrista e ballare come un pazzo scatenato non mi bastò più, sentivo l’estrema necessità di passare allo step successivo. Volevo avvicinarmi il più possibile a quei  suoni cantandoci sopra quelle parole impossibili da capire. Avrò avuto si e no 14 anni, non capivo sostanzialmente nulla di come funzionasse la mia testa ma ero certo di una cosa: il mio primo smartphone-scatoletta mi avrebbe aiutato a trovare quel testo. Fu così che imparai fieramente a gridare “Woah-oh-oh! Sweet child o’ mine, Woah, oh-oh-oh! Sweet love of mine”. Non ci capivo molto, sapevo che “child” avesse a che fare con i bambini e “love” con quel sentimento che percepivo ancora così distante. Ero un piccolo artista, cantavo qualche parola di tutte le canzoni che ascoltavo e versavo lacrime, volando in compagnia delle emozioni, ogni volta che un suono musicale usciva da quel telefono primordiale.

Oggi ho quasi 20 anni e posso dirvi con un sorriso stampato sulla faccia che quella canzone resta parte di me, così come tante altre. La musica mi ha letteralmente tenuto in vita, come un’amica che non poteva accettare di perdere un ascoltatore così profondo. Ho imparato a viaggiare tra i mille significati diversi di una singola canzone, di un singolo verso. E così le mie emozioni dedicano “Sweet Child o’ mine” ad una ragazza, ad un ragazzo, a mia mamma, a mia sorella, a me stesso ma più di tutti a lei, alla musica. “Now and then when I see her face, she takes me away to that special place, and if I stared too long, I’d probably break down and cry”.

Pensateci su, perché per quanto mi riguarda questo viso è proprio quello della musica. Un volto che guardo sempre con un’intensità emotiva travolgente, come se fosse l’unica certezza in grado di portarmi in quel posto speciale, dove gli spazi infiniti accolgono i pensieri che si perdono all’orizzonte. E se guardassi quel viso, quell’orizzonte, quelle emozioni troppo a lungo, beh, probabilmente, anzi, sicuramente, mi sdraierei a terra guardando il cielo e scoppierei a piangere.

Metto le cuffie, parte quel maledettissimo riff figlio di Slash, Izzy e Duff, il mio corpo si riempie di brividi, la mia testa si svuota e si riempie nel giro di qualche accordo dando vita ad un loop terapeutico che ormai ho ben presente. Chiudo gli occhi, spengo il pc e scordo tutto ciò che mi circonda.. ho trovato la parola, quella che descrive e racchiude al meglio tutte le fesserie che ho scritto fino ad ora: “wanderlust”. Non sapete cosa significa? Andate a cercarvelo, ho della musica da ascoltare.

  1. Andrew Griffith ha detto:

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