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Sei come tutti, fa male

Manca, in te, quello che manca in tutti. Mi ero illuso che potessi essere divers* e invece ti accasci lì, nella superficialità, dove tutti si assopiscono per sfuggire alla verità. Cosa me ne faccio io di chi non ha nulla da analizzare? Avrei tanto bisogno del sostegno intellettuale di una mente critica, vorrei amare qualcuno che sappia osservare sé stesso e il mondo circostante con occhi pensierosi. Scrutare l’orizzonte delle parole, osservare la massa come un tutt’uno che si dissolve nella solitudine. Dovresti dire la tua, correggere o condividere quello che scrivo, non puoi dirmi “io non ci capisco nulla”! Dovresti guidarmi alla scoperta di poesie che non conosco, libri che non ho letto, anime selvagge che non ho conosciuto, e invece la novità della tua presenza svanisce nel giro di qualche giorno. Vorrei scambiare messaggi profondi con te, mischiare il mio intelletto con il tuo, leggere pensieri, flussi e sfoghi della tua mente ma tu non ne sei in grado. Cerco qualcuno con cui parlare lentamente, sotto le stelle, come se ogni parola fosse una spinta in più per rimanere in vita, alla continua scoperta del lessico infinito. Tu, invece, parli la mia lingua con estrema difficoltà, non te ne frega nulla della dizione, dell’arte del dialogo e della passione per le parole. La tua vita sembra risolversi con un semplice “viaggiare” o con un’ossessiva speranza di relazione, ma con quale fine? Cos’hai da condividere con me se non i tuoi problemi, i tuoi sogni che non sai descrivere se non con una lacrima e il tuo affetto fatto semplicemente di sesso e contatto fisico? Tu sei bellissim* fuori ma spicciol* dentro, t’illudi di essere profond* quando in realtà hai paura di scoprire te stess*, non riesci ad esprimere quello che senti, ti aggrappi agli altri nella speranza di colmare un vuoto che, come sai, soltanto tu potresti riempire. Ti ho letto una poesia e tu non hai detto nulla, mut* come chi resta affascinat* da qualcosa di irraggiungibile, come un* bambin* che ascolta una favola in silenzio. Hai letto i miei articoli e non sei stat* in grado di sviluppare una discussione critica a riguardo, perché in realtà, come tutti, te ne sbatti di attualità. Non hai la forza di cercare la libertà oltre il confine della quotidianità, poco t’importa di ciò che succede e, soprattutto, di come accade. Forse hai trovato in me quello che cercavi, sei felice che riesca a trovare le parole giuste per descrivere quello che provi ma tu non sei in grado di farlo con me. Non puoi capire cosa significhi essere un estimatore della letteratura perché tu non lo sei. Io colmo il tuo vuoto, e questo mi fa piacere ma tu non colmi minimamente il mio, anzi, neanche lo senti, non lo percepisci, non hai l’anima abbastanza forte e la mente abbastanza selvaggia per buttarti nel precipizio delle emozioni. La verità è che mi fai sentire ancora più solo. Penso, ancora una volta, e più intensamente di prima, che non esista nessuno come me. Mi ero illuso che tu potessi esserlo, ci sono rimasto molto male. Dovrei forse cercare all’Università di Lettere? No. Che siano aspiranti professori, scrittori, artisti o poeti, hanno scelto di farsi guidare da qualcuno, di gettare il loro tempo in mano a qualche giudice della cultura. Hanno creduto che l’unico modo per dire la propria sul piano intellettuale fosse imparare a farlo, il grande errore di chi non resterà nella storia. Hanno rinunciato alla loro libertà in cambio di qualche numero e di un foglio che attestasse la loro capacità di padroneggiare le parole, le idee e le emozioni. Una massa di illusi che non aspirano ad essere letterati ma che hanno l’urgente necessità di essere riconosciuti, dagli altri, come tali. E mentre osservo queste crepe, che indeboliscono la struttura rafforzando il fascino, penso al tuo corpo, l’unico ricordo che resterà di te.

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