Tutto (?) ciò che non ti ho detto

I lettori di questo stupido blog si contano sulle dita delle due mani. E tra questi, forse, ci sei anche tu, almeno è quello che dici. In ogni caso poco importa, ho deciso che userò questo sito per scrivere a te, perché non ho né la forza né la strafottenza di farlo direttamente.

 

Ciao Chicca. Volevo dirti che mi sento uno straccio. Ieri sera ho pianto tanto, oggi continuo a farlo. Ho notato che se sono da solo la situazione peggiora. Stamani sono andato all’università per continuare sulla strada che ho intrapreso ed evitare di rimanere in casa a piangermi addosso. Ora sono a tavola da solo, come ogni giorno, ma non riesco a godermi il pranzetto. Mi viene da piangere, e se non lo faccio sento un vuoto dentro che mi piega, lo sento reale, non mi era mai successo.

Sai cos’è che mi fa stare male? Non aver avuto il tempo e la forza di dirti le cose più importanti che ti avrei dovuto dire.

La mia vita con te ha fatto un salto di qualità incredibile. Sono stati due mesi di pura novità, difficili da gestire emotivamente.

Per paura di essere giudicato, sabato sera, ti ho detto una grandissima cazzata: io sono uscito con due ragazze in tutta la mia vita, non si contano di certo sulle dita delle due mani. Con la prima non sentivo letteralmente nulla, anestetizzato tutto il giorno dalle canne, il mio unico interesse era quello di dimostrare a me stesso e agli altri che potevo avere una ragazza. Non me ne importava nulla di lei, ci provavo, era anche carina, ma dopo due settimane mi disse che si era stancata del mio atteggiamento menefreghista e se ne andò. Io feci finta di starci male. Alla fine non era poi così terribile per me, avevo finalmente una storia ‘amorosa’ da raccontare e una scusa in più per abbandonarmi alle canne e lasciar scorrere i miei giorni con la leggerezza di chi non sente nulla. Con la seconda ragazza, invece, la storia è stata più buffa e profonda. Eravamo già usciti qualche anno fa (avevamo 16 anni e ci conoscevamo perché eravamo stati in classe insieme alle elementari e alle medie). Siamo tornati a frequentarci per casualità all’inizio di questo anno, scoprendo di avere molte cose in comune, tra le quali un passato familiare difficile e altalenante. Io ero passato al cbd, non mi sballavo praticamente più, stavo riacquistando piano piano me stesso. Con lei sentivo qualcosa di potente ma ero ancora troppo arrugginito e fresco di sobrietà per gestire una cosa così grande. Inoltre lei era indecisa. Non riusciva a capire se fosse bisessuale o omosessuale, alla fine scelse la seconda, tornando dalla ragazza che aveva messo in dubbio proprio per me.

Anche quella storia finì, e io questa volta sentii qualcosa di diverso, una sconfitta più amara e difficile da digerire. Ma avevo tante altre cose per la testa, e tutto svanì nel giro di qualche giorno. Nel frattempo mi piacerebbe inserire nel racconto anche una terza ragazza, che io non ho paura a definire ‘la mia ossessione’. 5 anni in classe insieme. Tra insicurezza, bullismo, caos familiare e marijuana, la mia testa era completamente offuscata. Non ho mai scambiato più di due parole con quella ragazza, tenendo tutto dentro fino alla fine della scuola. Una volta uscito da quell’inferno provai ad avvicinarmi, ma con una goffissima rivelazione d’amore travolgente che le arrivò dritta in faccia come un Frecciarossa. La racconto con ironia, ma questa è una delle delusioni più grandi della mia vita, la serie di errori più dolorosa che mi porto sul groppone. Il fallimento di una vita, la mia.

Tu, Francesca, sei stata l’unica ragazza, e lo sei tutt’ora, in grado di farmi sentire a mio agio. Sei la prima ragazza che mi abbia fatto sentire qualcosa, pulsioni (chi vuole intendere intenda), perché quella paura di non essere all’altezza che mi aveva sempre paralizzato, con te, è svanita (ma non sempre). Sei stata la svolta sentimentale che cercavo da anni, la speranza riaccesa che mancava da sempre. La prima ragazza con cui ho condiviso i sogni di una vita: guardare un tramonto, giocare con le stelle, accennare al mio abisso delle paure, sorridere per davvero, sentirsi leggeri, felici e soddisfatti, per davvero. Sei stata la prima ragazza che ha fatto piacere Pietro a Pietro. La prima a farlo sentire importante per qualcuno, interessante, curioso, attraente, vero. La prima con cui ho guardato un film, mangiato una pizza a casa mia e una pasta fredda in mezzo al nulla verde. La prima che mi ha invitato a casa sua, la prima a cui ho stretto la mano sentendo calore. La prima con cui un bacio sia stato sensuale, dolce, gentile ed erotico allo stesso tempo. La prima che mi abbia convinto a coltivare me stesso, fisicamente e mentalmente.

La mia insicurezza, con te, si è annullata, ma non sempre. Sembrava tutto troppo bello per essere vero. Improvvisamente le mie paure sono tornate a bussare alla porta. Come le avrò baciate quelle tette? Come le avrò toccate? Cazzo l’emozione mi ha steso un’altra volta. Come sarà il mio modo di baciare? Forse non so farlo, si, lo sento, non sono capace. Come sarà il mio corpo? Storto e privo di muscoli? E il mio atteggiamento in mezzo alle persone? Sembro davvero così disadattato come credo? Sono troppo appiccicoso o troppo distaccato, questo messaggio sarà scritto bene o no, cosa c’è che non va dentro me, per quale cazzo di motivo mi sento sempre così idiota e dubbioso. Forse l’amore vero non dovrebbe farmi sentire tutte queste cose, no? Cosa succede? E le feste che abbiamo fatto insieme? Sono stato un vero coglione, uno dei più impacciati sulla faccia della terra, uno sfigato che non riesce ad andare a baciare, abbracciare e parlare con ‘la sua ragazza’ se ci sono conoscenti di mezzo. Tu non vieni. Perché? Sarò storto questa sera? La mia voce quando parlo con gli amici sarà diversa, meno dolce e più ritardata? Cosa succede? Perché mi sento di nuovo così scemo, inadatto e fallimentare.

Eppure sono sicuro che tutto ciò fosse soltanto di passaggio. Perché io penso a te ancora con quell’intensitá e quella certezza con cui ti pensavo le prime volte.

Avevo il terrore di perderti. Proprio nel momento in cui tutto sembrava andare per il meglio, la paura che potessi stancarti dei miei atteggiamenti stupidi mi ha divorato ogni certezza. E tu l’hai sentito, giustamente. Tu hai sentito la mia paura, i miei dubbi, la mia tristezza, il mio vuoto. Tutto l’opposto di ciò che sentivi prima (?). Forse anche tu avevi iniziato a sentire meno intensità nei nostri baci, nei nostri sorrisi, nei nostri discorsi. Forse è stata colpa della mia insicurezza, di quella paura che ha sempre bloccato ogni istinto. Ma io sono sicuro che questa non sia la miglior parte di me, e mi sento troppo stronzo a non essere riuscito a darti sempre la parte migliore di me. Tu la meritavi, la meriti. I miei amici lo sanno bene, le persone che mi vogliono bene lo sanno: io a volte non ci riesco. Finisco per sembrare disinteressato, egoista e stupido, ma dopo mi passa, no?

Almeno spero, mi sbaglierò?

Continuo a voler vedere il bello delle cose, come mi hai detto tu, e quindi ripenso a tutti i bei momenti passati con te. Ripenso che sei il regalo più bello della mia vita perché mi piaci talmente tanto che se ti penso sorrido, anzi, sorridevo, adesso mi viene da piangere. Dopo le tue parole, penso che ho perso l’occasione più grande della mia vita: la leggerezza. La semplicità e la genuinitá che spesso abbiamo definito ‘anziane’, le risate per cose stupide (gli stupidi non ridono di cose stupide, perché per loro sono normali), i baci più belli che abbia mai scambiato. I discorsi profondi nascosti dietro la superficialità e l’oggettività. Io sono sicuro che saresti la persona giusta con cui ritrovare la passione per la realtà e la razionalità, l’ho sentito, me ne sono accorto, e pensare che non mi hai dato la possibilità di dimostrartelo mi getta in un mare di disperazione.

Io sentivo tanto con te, ma ultimamente avevo iniziato a sentire meno. A causa di tutte le cose che ho scritto sopra. Tante altre ce ne sarebbero da dire, ma la mia testa non ce la fa più. Adesso il vuoto è salito fino in cima, dalla pancia al cervello. Mi sono fermato qualche minuto per provare a recuperare il filo del discorso ma non ce la faccio proprio più.

Ei, Francesca, se stai leggendo queste parole, sappi che secondo me non era il momento di troncare questa relazione. Da un punto di vista statistico, i giorni positivi e quelli negativi erano più o meno alla pari, anzi no, che cazzo dico, erano chiaramente sbilanciati dalla parte positiva. Anche se ripenso a sabato sera sento che un senso, quella serata, ce l’ha. Ce l’ha all’interno della nostra relazione, del nostro percorso. Parlandone con me stesso, con te, e con altre persone, sono giunto alla conclusione che per ‘sentire o no l’amore’ sia necessario provarci per un tempo prolungato. Ovviamente non è un tentativo che valga la pena fare con chiunque. Io, fino a due mesi fa, pensavo che non avrei mai trovato la persona con cui sarebbe valsa la pena provarci. Mi rendo conto soltanto adesso che con te ci stavo provando, e che avrei continuato a farlo per un bel po’, almeno finché non avrei sentito nuovamente quella voragine emotiva che avevo spesso sentito quando parlavo con le ragazze che mi piacevano. Ieri sera non ci capivo veramente nulla, in galleria ci sono dei video di me che piango e un secondo dopo osservo la strada col vuoto dentro agli occhi. L’unica cosa che volevo fare era accompagnarti comunque davanti casa e guardarti negli occhi. Mi sembrava l’unica cosa che valesse la pena fare in quel momento. Adesso, se chiudo gli occhi, vedo i tuoi, verde acqua e un po’ lucidi, che si sposano daddío con i capelli dorati. Vedo la tua bellezza, unica nella sua spontaneità. Ci siamo guardati per quanto? 5, 10 secondi?

Non lo so, ma sono certo di aver ancora provato la stessa sensazione che provai la prima volta, dopo la prima camminata in istie. Io vorrei continuare a provarci, ma tu hai detto che preferisci non farlo. Non ti chiedo di cambiare idea, perché sarebbe uno stupido attacco al tuo ego (non che il tuo sia eccessivamente spiccato, farei così con chiunque, perché al tuo posto sarei troppo orgoglioso per tornare sui miei passi). Ti chiedo soltanto di non chiudere il cuore e pensare, prendendoti tutto il tempo che vuoi, se davvero sia il caso di non provarci mai più. E se dovesse tornarti voglia, basterebbe che mi mandassi una canzone che ti piace. Magari potremmo ripartire da quella, come abbiamo fatto la prima volta. Non lo so, non ce la faccio più. Adesso non mi fanno male i muscoli della faccia perché ho riso troppo, mi fa male tutto perché non smetto di piangere e singhiozzare. Devo staccarmi da questo telefono, alzare il culo ed andare il palestra. Ecco, scrivere quest’ultima frase mi ha fatto sorridere per un secondo, basta così. Volevo salutarti con la parte migliore di me.

  1. Kigili.com ha detto:

    Great content! Keep up the good work!

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